L’efficienza energetica e l’uso razionale dell’energia rientrano tra i principali obiettivi che si pongono le pratiche di acquisti pubblici “verdi” (in inglese Green Public Procurement – GPP).
Secondo la definizione della Commissione Europea il GPP è "... l’approccio in base al quale le Amministrazioni Pubbliche integrano i criteri ambientali in tutte le fasi del processo di acquisto, incoraggiando la diffusione di tecnologie ambientali e lo sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale, attraverso la ricerca e la scelta dei risultati e delle soluzioni che hanno il minore impatto possibile sull’ambiente lungo l’intero ciclo di vita".
L’integrazione di considerazioni ambientali nei processi d’acquisto delle Pubbliche Amministrazioni (le cui spese rappresentano nell’Unione Europea circa il 16% del prodotto interno lordo) consente di ridurre gli impatti sull’ambiente dovuti ai consumi del settore pubblico, oltre a stimolare l’offerta di prodotti innovativi a basso impatto ambientale e indicare la via anche al settore privato.
Il GPP si sta quindi affermando come uno dei principali strumenti operativi per attuare le politiche ambientali mirate alla sostenibilità della produzione e del consumo
Gli strumenti messi a disposizione a livello comunitario per promuovere l’attuazione del GPP sono in rapido sviluppo. Sul sito internet della Commissione dedicato alla tematica sono disponibili i criteri ambientali definiti per 10 categorie merceologiche, presentati e illustrati nel GPP Training Toolkit , sono in fase di definizione i criteri per altre 10 categorie di prodotti.
Il manuale “Acquistare verde! Un manuale sugli appalti pubblici ecocompatibili” , pubblicato nell’agosto del 2004, chiarisce le possibilità di integrare criteri ambientali negli appalti, alla luce delle direttive 2004/18/CE e 2004/17/CE sugli appalti pubblici.
Recependo gli indirizzi comunitari, formulati fin dal 2003 con la Politica Integrata dei Prodotti, il quadro nazionale per il GPP è stato definito con il Piano d’azione per la sostenibilità dei consumi nel settore della pubblica amministrazione (meglio conosciuto come Piano d’Azione Nazionale sul GPP), emanato con il decreto interministeriale 11 aprile 2008, n. 135, predisposto dal Ministero dell'Ambiente, di concerto con i ministeri dello Sviluppo Economico e dell'Economia.
Le 11 categorie individuate come prioritarie dal Piano d’Azione Nazionale, selezionate tenendo conto degli impatti ambientali e dei volumi di spesa pubblica coinvolti, sono:
Per queste categorie merceologiche il Piano d’Azione prevede la definizione di “criteri ambientali minimi”, da emanarsi con decreti del Ministero dell’Ambiente. Sono disponibili sul sito del Ministero dell’Ambiente le bozze di criteri in consultazione e i criteri adottati . Base di partenza per i criteri ambientali minimi nazionali sono quelli definiti a livello europeo.
Un ruolo di rilievo nel contesto nazionale è quello di CONSIP S.p.A., centrale di committenza nazionale, che ha sempre tenuto in considerazione, fin dall’avvio del Programma di razionalizzazione della spesa pubblica per beni e servizi delle P.A., gli aspetti di eco-compatibilità nelle proprie iniziative.
L’attenzione concreta di Consip alle politiche del GPP si manifesta attraverso l’inserimento, nelle diverse iniziative, di una serie di requisiti volti a ridurre l’impatto ambientale dei beni e servizi utilizzati dalla P. A. lungo l’intero ciclo di vita (produzione, uso, smaltimento). Ad esempio, sono stati inseriti criteri premianti nelle procedure di selezione dei fornitori, attraverso la richiesta di criteri inerenti le certificazioni di prodotto, che riflettono l’impegno delle aziende nelle politiche di impatto ambientale.
Le possibilità di integrare considerazioni ambientali negli appalti sono state chiarite con l’emanazione delle direttive sul tema, recepite in Italia dal D.Lgs. 12 aprile 2006 n. 163 - Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture. Rafforzando quanto previsto dalla direttive europee, il Codice nazionale ha introdotto (art.2) il concetto che “il principio di economicità può essere subordinato […] ai criteri, previsti nel bando, ispirati a esigenze sociali, nonché alla tutela della salute e dell’ambiente e alla promozione dello sviluppo sostenibile”.
In pratica le considerazioni ambientali possono essere integrate in diverse fasi dell’appalto:
In particolare per la definizione delle specifiche tecniche il Codice (art. 68) chiarisce che si può fare riferimento a quelle definite dalle ecoetichettature europee (multi)nazionali, quale ad esempio l’Ecolabel Europeo (istituito con Reg. CE 66/2010); l’ecoetichetta può valere come mezzo di prova per dimostrare la rispondenza alle specifiche richieste.
Per gli appalti di lavori e servizi che possano causare danni all’ambiente, le stazioni appaltanti possono richiedere l’applicazione di un sistema di gestione ambientale. Il sistema comunitario di ecogestione e audit ( EMAS – istituito con Reg. CE 1221/2009) può servire come possibile prova per dimostrare la capacità tecnica delle ditte a realizare le misure di gestione ambientale richieste.
Il GPP infine è sempre più integrato in numerose politiche comunitarie , anche settoriali: alcuni esempi sono la direttiva sull’efficienza negli usi finali e i servizi energetici (Dir. 2006/32/CE), la direttiva sull’eco-design dei prodotti che consumano energia (Dir. 2005/32/CE), la direttiva sull’efficienza energetica in edilizia (Dir. 2002/91/CE) e la direttiva 2009/33/CE relativa alla promozione di veicoli a ridotto impatto ambientale e a basso consumo energetico nel trasporto su strada.
contraddistingue le Categorie merceologiche che, per promuovere gli acquisti verdi, offrono prodotti e/o servizi con caratteristiche ecologiche.