Convegno

Il nuovo ruolo del Responsabile dell’Energia secondo le indicazioni del D. Lgs. 192/2005

Bari, 20 gennaio 2006

Memorie

Mattino

Il convegno si è aperto con il benvenuto dell’Assessore alla Tutela dell’Ambiente, Maria Maugeri, che ha brevemente tracciato il quadro delle iniziative nel settore energetico e di sviluppo sostenibile promosse dal comune di Bari. Ha così evidenziato come nel capoluogo pugliese, uno dei primi comuni d’Italia ad istituire nel ‘95 un ufficio sull’energia e ad indicarne il responsabile, si stia provando a dare un impulso preciso alla questione energetica, attraverso il monitoraggio dell’aria, l'emanazione del regolamento edilizio, che conterrà nuove indicazioni proprio sulle questioni energetiche, il piano energetico comunale, formulato anche con il supporto dell’ENEA ed altri piccoli interventi come ad esempio l’incremento dei bus navetta. L ’Assessore alla Tutela dell’Ambiente ha auspicato infine una futura collaborazione tra comune e regione sui temi energetici.

A portare i saluti del Politecnico di Bari è stato l'ordinario dei sistemi elettrici dell’energia che è intervenuto al posto del Rettore. Illustrando le attività di ricerca portate avanti e gli aspetti più specifici legati alle attività tecniche, il docente ha puntato l’attenzione su alcuni interventi che hanno permesso di raggiungere una maggiore efficienza in tutti gli edifici del campus, dove sono stati ristrutturati alcuni edifici. Nel 2004 sono stati fatti degli studi di fattibilità per un impianto di cogenerazione da 800 kW a servizio del campus, nel 2005 è stato nominato un energy manager aziendale poiché era stata superata la soglia dei 1.000 tep ed è stato avviato un progetto realizzato dal dipartimento di ingegneria ambientale e sviluppo sostenibile di Taranto, riguardante un impianto di raffrescamento solare con il solarcooling, con capacità di 105 kWf. L’ultimo aspetto è l’attività culturale che il politecnico porta avanti su questi temi.

Successivamente l’ing. Tomassetti, dopo aver illustrato l’attività della FIRE, di cui è vicepresidente, ha parlato del ruolo dei responsabili per l’uso dell’energia negli enti pubblici, specificando quali sono quelli che devono nominare un energy manager, ossia quelli che hanno un consumo di energia annuale superiore a 1.000 tep, Inoltre è stato messo in rilievo come negli enti di gestione, dove il consumo è abbastanza concentrato e il controllo è più alto, ci sono più nomine, mentre nella pubblica amministrazione, in cui è più difficile controllare e dove gli uffici energia, nati nei comuni e nelle regioni non per gestire i propri consumi energetici ma per distribuire le risorse della legge 10/91, funzione molto marginale, ce ne sono meno. Se si guarda al terziario si nota una predominanza di dipendenti che rivestono il ruolo di energy manager, insieme ad una certa quota di consulenti. Ad essi si aggiungono delle figure la cui nomina viene proposta al cliente nell'ambito del sevizio energia solo per adempiere gli obblighi formali della legge. La mancanza di nomina dell’energy manager può rendere invalida una gara d’appalto di un edificio di proprietà dell'Ente.

Il terzo a prendere la parola è stato l’ing. Giuseppe Ferrari, responsabile dell’Agenzia che all’interno dell’ENEA si occupa dei rapporti con le Istituzioni pubbliche. Oggetto del suo intervento è stato il programma europeo Pon Atas, il cui obiettivo è fornire supporto tecnico alle regioni in via di sviluppo. I finanziamenti previsti dal Pon Atas, erogati dal Ministero dell’Economia e Finanza, spiega Ferrari, sono presi dai fondi strutturali per gli interventi tecnici, e dal fondo per lo sviluppo economico per quelli formativi. L’ENEA cura entrambi gli aspetti, che spesso coincidono. Tutti gli interventi vengono definiti dal MAP che agisce, supportato dalla comunità europea, per mezzo del POE (programma operativo energia). Sono  previste due azioni: una è il sostegno alla progettazione e realizzazione dei piani energetici regionali (portata avanti attraverso un accordo di programma con l’ENEA), l’altra, svolta attraverso l'IPI, prevede il supporto alle regioni per individuare gli strumenti finanziari.

Vincenzo Lattanzi (CCEI-ENEA) è intervenuto in sostituzione del purtroppo infortunato Roberto Moneta del MAP. Lattanzi ha preso parte al comitato che il MAP ha istituito per il recepimento della direttiva europea 2002/91/CE sull'efficienza energetica nell'edilizia. Ha così parlato del d.lgs. 192/2005, prima tappa dell'attuazione della direttiva, per il quale sono stati definiti le logiche e gli obiettivi alla base della sua emanazione. Con il decreto si sono delineati livelli più elevati di isolamento termico degli edifici (approfonditi nel successivo intervento dallo stesso Lattanzi) e si sono promossi l’utilizzo di impianti e apparecchiature a maggior rendimento, come le caldaie a condensazione. Il 192, che si applica a edifici di nuova costruzione e in caso di ristrutturazione completa di edifici superiori a 1.000 m2, interviene poi sia sulla parte progettuale sia sull'efficienza nell’esercizio e manutenzione degli impianti termici. Tenendo presente come meta l’efficienza energetica e l’ambiente la nuova normativa, tra le altre sue prerogative, il decreto legislativo tende a minimizzare gli oneri a carico dei cittadini, favorire la competitività dell’industria del settore, ridurre le emissioni (protocollo di Kyoto) tenendo conto del quadro normativo (Costituzione, legge Marzano, legge 10/91, decreti di attuazione) e delle esperienze negative del passato a partire dalla legge 373/76.

L'ing. Lattanzi ha proseguito poi in veste di rappresentante dell’ENEA. Dopo aver accennato al libro bianco sull’edilizia, elaborato dall’ENEA assieme alla FINCO, ed aver ricordato i problemi di emissione CO2, ha puntando l’attenzione sul decreto 192 e sulle procedure di applicazione dello stesso, sottolineando che questo non è esaustivo, ma modifica solo alcune parti della normativa precedente. L’Italia, pur presentando leggi innovative come la 10/91, è rimasta indietro rispetto agli altri paesi europee perché non è stata in grado di applicare adeguatamente la normativa esistente. Non sono mancati punti di disapprovazione anche per lo stesso d.lgs. 192/05, che solo in parte ha recepito ciò che la direttiva richiedeva, ne è un esempio la poca chiarezza circa la metodologia a cui i comuni devono far riferimento. È stata poi evidenziata una incongruenza tra la direttiva e il decreto in merito alle trasmittanze, che il Ministero si è impegnato a correggere. Si è parlato dei FEN, degli gli impianti inferiori a 100 kW, per i quali ci sono diverse opzioni, degli accenni presenti nel decreto sul condizionamento estivo e dell’obbligo per il settore pubblico di installazione di pannelli solari.

Il dott. La Macchia, Presidente dell'ANCI Puglia, ha esposto alcune proposte per migliorare la qualità energetica, e non solo, degli edifici. Partendo da una considerazione sul decreto 192, definito come un decreto con “una scarsità di buone intenzioni, che assegna alle regioni competenze che in parte già avevano”, continua sottolineando la necessità di avviare attività di condivisione degli obiettivi da raggiungere e di convenienza economica tra tutti i soggetti coinvolti nelle scelte energetiche. Concorde con la proposta di Lattanzi di intervenire attraverso i regolamenti edilizi o altri strumenti delle regioni e dei comuni per migliorare la qualità ambientale delle abitazioni, ha poi proposto alcune soluzioni come: verificare con i comuni la possibilità di creare delle buone prassi, promuovere attività di formazione e informazione della pubblica amministrazione locale, sensibilizzare chi predispone i piani urbanistici, verificare la qualità energetica degli edifici da costruire e l’orientamento degli stessi, così da indirizzare anche i tecnici e i costruttori.
Dichiarando la disponibilità dell’ANCI a collaborare su questi temi, La Macchia suggerisce anche di avviare una verifica in Puglia su come sia possibile avere una qualità energetica attraverso un miglior utilizzo dell’energia e quale energia rinnovabile usare.

L’impatto del decreto sugli enti locali è stato il tema portato in aula dall’ing. Capezzuto, energy manager del Comune di Bari, che ha sottolineato come il fattore energia nel settore edilizio sia fondamentale, ma anche come, purtroppo, l’Italia sia rimasta indietro. Il parco degli impianti installato a livello comunale presenta ancora una scarsa osservanza normativa, questo perché si bada più alla riduzione di costo che ai prodotti di qualità. L’ente locale dunque può intervenire sensibilizzando ed attivando una politica energetica per far si che venga rispettato ciò che è previsto dal decreto.
Altri temi affrontati e legati al decreto sono stati: le metodologie di calcolo previste, l’istituzione della certificazione energetica degli edifici nuovi, l’appesantimento degli adempimenti per alcuni interventi come la sostituzione dei generatori di calore. L’attenzione è stata poi posta sulla possibilità di creare un ufficio per controllare che vengano rispettate le leggi ed il ruolo dell’energy manager (a riguardo è stato citato un progetto bloccato proprio per la mancata nomina del responsabile dell’energia). Proprio su questo tema è stato ricordato il contratto di assistenza tecnico - scientifica stipulato tra Comune di Bari ed ENEA per qualificare il proprio personale e per fornire le competenze adeguate. Infine si è parlato degli strumenti di controllo già in vigore, come quelli previsti dalla delibera dell'Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas n. 40/04.

L’ing. Moreno (ENEA), intervenuta in sostituzione del presidente del CEPAS, dopo aver accennato alle iniziative portate avanti proprio assieme al Cepas, ha puntato l’attenzione sulle attività di e–learning e di formazione svolte dall’Agenzia UDA dell'ENEA e su come queste si leghino all’innovazione e allo sviluppo economico. Presentando alcuni dati forniti dall’Istituto Statistico Europeo è emerso che il nostro paese risulta agli ultimi posti per ciò che riguarda proprio l’innovazione e  la formazione: pochi brevetti, investimenti in ricerche e sviluppo, poco utilizzo delle università e dei centri di ricerche per sviluppare le capacità innovative, ecc. La causa in genere è la carenza di personale nelle aziende che non possono, dunque, inviare i propri dipendenti in formazione. Per questo la piattaforma e-learning, con 50 corsi gratuiti on line, mira ad aumentare la capacità di diffusione delle informazioni su vari temi (dovrebbero uscire nel prossimo anno corsi sulle rinnovabili commissionati dall’Unesco). La formazione a distanza può essere la base per tutti per poi accedere a dei corsi in aula, certificati attraverso il CEPAS, di cui l’ENEA è socio fondatore. Con la certificazione, regolamentata dalla norma EN 45013 e riconosciuta a livello internazionale, si dimostra di avere delle competenze e non solo qualifiche professionali.

Il decimo intervento è stato quello della dott.ssa Riahi del Kyoto Club, che ha illustrato l’attività chiamata Operazione 10 sulla promozione del solare termico e del risparmio energetico nell’edilizia pubblica, avviata assieme al FIRE ed agli operatori del solare termico che aderiscono al Kyoto Club. L’iniziativa fonda le sue radici normative nella legge 10/91, nel DPR 412/93 e nel d.lgs. 192/2005 (in particolare nell’allegato D). Nel mercato attuale questa fonte rinnovabile non è utilizzata adeguatamente e l'obbligo previsto per la Pubblica Amministrazione è largamente disatteso. Nasce così l’esigenza di attivare una campagna di sensibilizzazione soprattutto per supplire ad una scarsa conoscenza degli obblighi oltre che ad un'insufficiente preparazione tecnica e capacità progettuale. Il kyoto Club contatta le amministrazioni e all’interno di queste i responsabili di procedimento, mettendoli a conoscenza degli obblighi di legge sulle fonti rinnovabili. Questo serve al fine di stilare una lista delle amministrazioni che identifichi gli enti poco attivi a recepire le tecnologie in questione per poi eventualmente rimandarle a TAR con ricorso.

Un’esperienza reale di risparmio energetico è stata esposta dal dott. Cagnazzi, energy manager del politecnico di Bari, che ha descritto gli interventi che si sono effettuati e che si realizzeranno all’interno del campus universitario. Si è posta l’attenzione sulla conoscenza dei problemi energetici e di come il più delle volte gli uffici tecnici siano disinformati. Spesso, afferma Cagnazzi, l'andamento dei consumi non si conosce, quindi non si può intervenire. Nel Politecnico, invece, tutti i contratti sono gestiti proprio dall’ufficio tecnico che controlla i flussi di cassa, i costi, nonché le caratteristiche dei contratti. Inoltre, vengono effettuate le letture mensili dei contatori, perché serve a comprendere l’andamento dei consumi, le perdite, etc; ogni sistema di riscaldamento è telegestito in remoto, è stato sostituito il parco lampade esterno, nei nuovi edifici realizzati sono previsti gli ombreggiamenti delle facciate esposte al sole e sono in fase di installazione caldaie a condensazione. L’ultimo progetto che si sta portando avanti è la realizzazione di un impianto di 216 m2 di collettori solari a tubi evacuati per una struttura nuova situata a Taranto.

Pomeriggio

Ad aprire la sessione pomeridiana è stato l’Ing. Tomassetti, che ha ripreso il discorso sugli enti pubblici che hanno l’obbligo di nominare il responsabile per l’energia. Facendo una stima emerge che fra i comuni che hanno nominato ci sono in genere quelli che hanno dai 15.000 abitanti in su, gli enti come Inps ed Inail ne hanno uno per ogni regione, gli enti fiere sono presenti quasi in toto, così come gli ospedali e le università. Con l’evoluzione della normativa ed il decreto legislativo 192 l'energy manager diventa più responsabile nelle decisioni interne dell'ente di appartenenza.
Infine si è centrata l’attenzione sull’accordo di programma tra FIRE e MAP, in base al quale sono stati proposti alcuni obiettivi, come trovare un modo per far crescere il ruolo responsabile dell’energia nei progetti come previsto dai criteri della legge 10/91. Come esempio di queste attività si può ricordare: la promozione di campagne di sensibilizzazione nei comuni che non hanno nominato nonchè la sensibilizzazione degli stessi responsabili nominati sull’attività e i problemi legati alla loro figura: la collaborazione con il Kyoto Club sul monitoraggio dell’attuazione delle prescrizioni del 412/93, l'avviare un monitoraggio dell’attuazione dell’art. 19 della Legge 10/91 e l'incoraggiamento della formazione di reti regionali di responsabili secondo lo schema della regione Campania.

È stata poi la volta dell'ing. Sandro Picchiolutto, che ha parlato della sua esperienza di ex-energy manager del Comune di Modena e di come la sua attività sarebbe stata più determinante se fosse stata in vigore una previsione di legge come quella contenuta nell'Allegato I del decreto 192. Dopo questa premessa ha concentrato il discorso sugli enti locali e sui ruoli che rivestono nell’utilizzo delle fonti rinnovabili e dei loro obblighi di riduzione dei costi e di influenza del mercato delle energie rinnovabili. Una buona politica energetica, ha continuato Picchilutto, può essere spendibile anche in termini elettorali, aspetto che dovrebbe essere messo in rilievo dall’energy manager di una P.A. Ha ricordato poi che le pianificazioni energetiche si riferiscono al territorio e non solo all’interno del comune ed è proprio sul territorio che si influenza il mercato. Un’indagine di Federambiente ha mostrato che più della metà dei comuni interpellati hanno attivato i processi di agenda 21, il 28% propone sconti sugli oneri di urbanizzazione ed il 12% sull’ICI: questa è politica energetica a livello locale. In tale processo dovrebbe essere coinvolto il responsabile per l’energia che dovrebbe anche prendere parte ai piani energetici. Grazie alla buona politica di informazione e di influenza del mercato il comune di Modena è riuscito a portare in due anni la penetrazione media delle caldaie a condensazione nel mercato provinciale a valori più che doppi della media nazionale (intorno del 3% del venduto).

L’ultimo intervento è stato quello dell’Ing. Camillucci, responsabile dei corsi di formazione per energy manager promossi dall’ENEA. L'obiettivo dei programmi formativi è mettere in condizione i responsabili per l’energia di svolgere il loro ruolo, fornendo conoscenze sulla corretta gestione dei consumi energetici, sugli aspetti correlati di natura ambientale, sulle normative tecniche, nonché sulle indicazioni pratiche per risolvere i problemi delle varie strutture produttive e di servizio. I corsi sono di tipo multisettoriale (salvo uno dedicato all'industria) ed in genere si svolgono in 5 giorni. A richiesta si fanno corsi aziendali dedicati, già realizzati per la Telecom.
Camillucci ha parlato dell’evoluzione della figura dell’energy manager, che muta in base ai cambiamenti dei mercati energetici e della società. Dunque il responsabile dell’energia si trova oggi ad avere un ruolo di controparte nei rapporti con operatori terzi ed ESCO, a dover conoscere la normativa ambientale che influisce sulle scelte delle aziende, e via dicendo. Proprio per aggiornare i responsabili e fornire loro gli strumenti giusti, l’ENEA assieme alla FIRE propongono per il prossimo anno, oltre ai corsi, 4 seminari integrativi, più specialistici. Tra i temi affrontati le diagnosi energetiche, la contrattualistica nell'energia e gli studi di fattibilità.

Dibattito

Il dibattito è stato piuttosto esteso. Molte domande hanno riguardato aspetti particolari del d.lgs. 192/05 e i controlli sugli impianti termici. L'ing. Lattanzi ha risposto a vari quesiti, che sono comunque trattati nella presentazione allegata, cui si rimanda per approfondimenti. Relativamente ai controlli sugli impianti termici si è parlato dell'introduzione dell'obbligo di autocertificazione e della quota minima del 5% delle verifiche sugli impianti sul territorio, misura introdotta dal Ministero per alleggerire il carico di lavoro degli EELL. Il ruolo delle Regioni sull'argomento è particolarmente importante e si somma alla definizione di provvedimenti per recepire la direttiva comunitaria sull'efficienza energetica negli edifici e le collegate pratiche di certificazione del parco edilizio.

L'ing. Capezzuto ha inoltre evidenziato le ricadute positive degli interventi di gestione energetica del parco impianti comunale. Seguendo un approccio corretto, il Comune si è avvalso di una struttura (in questo caso una società di consulenza) con la quale è stato redatto un contratto di servizio energia fondato sulla preventiva analisi dei consumi e dei contratti di energia elettrica, gas naturale acqua e scarichi. I ritorni economici sono stati importanti anche per le modifiche apportate alle condizioni praticate dal fornitore, in particolare per le utenze scolastiche, e per la fornitura e gestione di acqua e sistemi fognari. 
Egli ha poi criticato l'iniziativa del Kyoto Club in quanto ritenuta critica e "dura", poco consona alle Amministrazioni efficienti. Ciò ne ha evidenziato un difetto: la mancanza di un'analisi preventiva che permettesse di escludere i virtuosi dalla campagna.

L'ing. Picchiolutto è invece intervenuto sul 15% di ritorno agli uffici previsto dalla legge sui lavori pubblici, illustrandone l'inadeguatezza con un esempio relativo al periodo in cui egli ha operato come energy manager del Comune di Modena. Gli interventi svolti in sette anni per ridurre i consumi energetici della piscina comunale di Modena hanno consentito di ottenere una riduzione dei consumi del 67% senza agire a livello hardware, ma ottimizzando le logiche di gestione e praticando interventi minori. L ’anno successivo attraverso un intervento ricadente nei lavori pubblici è stato ristrutturato l’impianto di ventilazione della piscina che ha portato un aumento dei consumi energetici del 27%. Il tutto con la differenza che per il secondo intervento, avendo i dipendenti del settore lavori pubblici partecipato alla progettazione hanno ricevuto una gratifica del 1,5% dell'appalto, come stabilito dalla "Merloni", mentre la struttura di energy management comunale non ha avuto diritto ad alcuna gratifica, nonostante i risultati ottenuti. Dunque la legislazione non è adeguata.
L'ing. Picchiolutto ha anche citato i protocolli volontari sottoscritti con i distributori del gas dai comuni di Modena e Rimini in maniera tale che tutti gli interventi di risparmio energetico effettuati nei comuni stessi beneficino dei certificati bianchi. Si tratta di contratti volontari, bilaterali e riconosciuti dall’Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas.

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